lunedì - 18 Gennaio 2021
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Leonardo da Vinci, l’amore per la grande bellezza

la resurrezione degli dei 3Ultimo capitolo della triologia «La resurrezione degli Dei». Naufragata la stella di Cesare Borgia, Leonardo torna a Firenze. I suoi concittadini non lo amano. Si dividono tra chi lo sospetta di stregoneria e chi lo accusa di sodomia. È solo, consolato dai suoi discepoli. Non tutti. Intanto all’orizzonte appare Michelangelo che lo contesta. La loro rivalità rischia di degenerare in una specie di faida da risolvere con il sangue. Per fortuna conosce Monna Lisa Gioconda, moglie di un commerciante di stoffe e di pelli.

È l’ancora alla quale si aggrappa per non naufragare, l’isola sulla quale approdare per non affogare. Peccato che non riesca a parlarle dei suoi sentimenti. Le dedica però “il dipinto” assoluto, il quadro in cui raggiunge la massima espressione d’artista, l’opera che, assieme al Cenacolo, lo renderà immortale. Monna Lisa muore durante il viaggio di ritorno dalla Calabria, allora Leonardo lascia l’Italia e si rifugia in Francia. Lì vive tra rimpianti e nuove opere, in cui molti vedono la rappresentazione dell’Anticristo.

Il libro comincia così: Sul finire del marzo 1503, Leonardo, che si trovava allora in Romagna, chiamò a sé da Roma Giovanni Boltraffio. Voleva incaricarlo di una certa lite mossagli da un contadino, a causa di una vigna che Leonardo possedeva sulla collina di Fiesole nei dintorni di Firenze.

Durante il viaggio, Giovanni si soffermò a Orvieto per vedere i famosi affreschi che Luca Signorelli aveva da poco tempo condotto a termine nella Cappella Nuova della Cattedrale. Uno di questi rappresentava la venuta dell’Anticristo sulla terra: Giovanni fu in special modo colpito da quel volto che, a tutta prima, gli parve splendesse di una luce sinistra e maligna, ma come ebbe osservato più attentamente, comprese non essere espressione di malignità, ma di una tristezza infinita.

Negli occhi c’era la suprema disperazione della saggezza che ha rinnegato il suo Dio. Aveva le orecchie pelose da satiro, le dita adunche come artigli di fiera, ma né le une né le altre bastavano a togliere al suo corpo il fascino di una irresistibile bellezza.

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